Italpizza, no alla repressione sindacale

10 Settembre 2020 by

Italpizza, no alla repressione sindacale

Nel silenzio delle istituzioni e delle forze politiche Modena sta andando incontro ad un maxi processo contro lavoratori, lavoratrici e sindacalisti Si Cobas impegnati nella vertenza Italpizza che da novembre 2018 ad aprile 2019 ha tenuto banco in città. La notifica di chiusura indagini trasmessa a 67 persone tra operai e sindacalisti per reati quali manifestazione non autorizzata, resistenza, lesioni, invasioni di edificio, minacce e violenza privata trasforma una città dalla lunga tradizione di lotte operaie nel capoluogo d’Italia della repressione antisindacale. A questi si è aggiunta oggi una seconda tranche di fine indagini per altri 53 procedimenti, facendo salire il numero di imputati a 120. Inspiegabile un tale accanimento a meno che non lo si interpreti come una violenta contrapposizione tra classi.

Sì, parliamo di repressione antisindacale perché non ci sono altre parole per descrivere un carico di indagati così pesante per una vertenza lavorativa. Una ferocia giudiziaria – appesantita dai decreti sicurezza di Salvini che il governo del cambiamento si guarda bene dal modificare – che corrisponde ad un grave arretramento sul piano dei diritti dei lavoratori, esattamente come in quei lunghi mesi davanti ai cancelli di Italpizza quando la Polizia in tenuta antisommossa era schierata contro i lavoratori in lotta e a difesa di un’azienda che ha sfruttato brutalmente i lavoratori utilizzando gli ampi spazi di manovra concessi dal sistema degli appalti e dei subappalti di lavoro.

Sistema che consente di eludere legalmente le norme e i salari che la contrattualistica prevede per chi produce pizze o lavora la carne ricorrendo alla subdola forma di un contratto di lavoro multiservizi dietro al quale migliaia di lavoratori, prevalentemente immigrati, producono pizze surgelate o lavorano carni in condizioni di sfruttamento indegne per un paese civile e in cui la Costituzione si ferma fuori dai cancelli delle fabbriche.

Ma se siamo arrivati fino al punto di allestire un maxiprocesso contro lavoratori e sindacalisti è perché tutte le forze politiche presenti in Parlamento come in consiglio regionale o comunale sono indisponibili nel voler cogliere i motivi che portano i lavoratori a manifestare con coraggio (questo si vero!) per vedere rispettati diritti e dignità calpestati sistematicamente dai padroni (non sono datori di lavoro, usiamo i termini corretti). E il silenzio della politica di fronte a questa palese repressione antioperaia parla più di tante parole.

E oggi che siamo alle porte di un referendum che si pone l’obiettivo di tagliare di un terzo i parlamentari mettiamo in guardia gli elettori dal rispondere alle sirene dell’antipolitica, perché l’obiettivo dei sostenitori del sì è rendere il Parlamento e le istituzioni ancora più impermeabili di quanto già oggi non lo siano alle rivendicazioni delle fasce più deboli, dei lavoratori e di tutte le minoranze. Il vero problema non è tagliare i rappresentanti, ma dare rappresentanza a chi oggi non ce l’ha. A tutte le persone – uomini e donne, giovani e anziani – che per vivere devono lavorare.

Rifondazione Comunista ha sostenuto la lotta dei lavoratori dell’Italpizza e li sosterrà anche durante il procedimento giudiziario, perché le vertenze sindacali non possono essere trasformate in problemi di ordine pubblico e trasferite nelle aule dei tribunali.

Rifondazione Comunista Federazione di Modena

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