Umanità e diritti anche in carcere

12 Luglio 2021 by

Umanità e diritti anche in carcere

9 marzo 2020: il lockdown entra nel vocabolario comune, ma la scelta dell’ennesimo termine inglese tenta di buttare una cortina di fumo su una realtà che non è solo impreparata ad affrontare una situazione eccezionale come la pandemia, ma anche da tempo depotenziata per affrontare le esigenze di base della popolazione.

Sono bastati l’allarme, il senso di impotenza, le restrizioni precedenti ad accendere la miccia di una situazione esplosiva, quella delle carceri, dove la pandemia appena iniziata mette in evidenza l’impossibilità di applicare distanze di sicurezza, a causa del sovraffollamento. Ciò che provoca ansia nelle persone comuni provoca paura in quelle ristrette in carcere; la pena causata dal non poter frequentare le persone care lì diventa vuoto e solitudine.

L’8 marzo nel carcere S. Anna di Modena scoppia una rivolta, guardie carcerarie vengono sequestrate, 9 detenuti perdono la vita. L’inchiesta che verrà fatta sarà colma di lacune e punti mai chiariti, basata su testimonianze che partono già con un pregiudizio: chi sta di qua e chi di là delle sbarre.

Il 6 aprile 2020 in un altro carcere, S. Maria Capua Vetere, i detenuti protestano per l’insufficienza di presidi per la protezione contro il corona virus. Questa volta le testimonianze sono oggettive, le telecamere riprendono violenze inaccettabili compiute dalle guardie sui detenuti. Un gruppo di questi, qualche giorno fa, è stato trasferito nel carcere di S. Anna a Modena.

All’indomani dei fatti di Modena Rifondazione comunista ha chiesto subito, insieme al Comitato Verità e Giustizia per i morti del Sant’Anna, che si facesse luce sui fatti avvenuti e soprattutto che si intervenisse sulle condizioni di vita dei detenuti. Pensiamo che uno stato sociale debba occuparsi di tutte e tutti, debba mantenere sempre saldo un timone che mantenga in ogni condizione la rotta verso la coesistenza pacifica, prendendo a modello la collaborazione e non la competizione, assumendo un ruolo sempre educativo e ricostruttivo. Si parla di violenza nelle carceri come se fosse il destino inalterabile di chi ha sbagliato e sta pagando un debito, si parla di mele marce quando è il sistema ad essere corrotto dal virus del giudizio e dell’indifferenza.

Il governo e le forze politiche fecero finta di non accorgersi della gravità di quanto accaduto. In Italia il garantismo riguarda solo i potenti.

Da antifascisti ricordiamo che la Costituzione, scritta da chi subì e sconfisse il fascismo, prevede all’articolo 27 che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

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